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Recensione "La stravagante estate dei miei diciassette anni" di Michele Botton


Titolo: "La stravagante estate dei miei diciassette anni"
Autore: Michele Botton
Casa editrice: Narcissus.me
Pagine: 33
Prezzo: 0.99
TRAMA
“A quell’età tutto era così gigantesco e leggero allo stesso tempo, problemi insormontabili e gioie immense si alternavano focalizzando la nostra mente solo ed esclusivamente sul presente. Avevamo le tasche piene di libertà e i nostri cervelli poco utilizzati erano pieni zeppi di sogni e ideali. […] Al tempo eravamo felici, ma ovviamente non ce ne rendevamo conto. […] Il cuore cominciò a battermi più svelto nel petto, deglutii con un rumore quasi imbarazzante, la saliva sapeva di ansia e di resa dei conti.”

In un paese del padovano nella metà degli anni novanta, due ragazzi affrontano un’avventura misteriosa e inquietante, al limite dell’impossibile. Cos’hanno visto realmente Michele e Paolo quel giorno?

Dopo il successo di “La bambina che abitava sotto una lapide (e altre storie poco allegre)” ecco il nuovo racconto di Michele Botton , tra fantasy e horror una storia che è anche lo specchio di una generazione.

RECENSIONE 
Il caldo che crea un effetto riverbero sull'asfalto, rendendo i contorni degli oggetti non definiti e difficili da decifrare; gli occhi che senza occhiali non riescono a mettere a fuoco... questa è la sensazione che provano Michele e Paolo alla vista di un contadino che in piena estate ara i campi con un pesante maglione, un uomo che non passa certo inosservato, risultando fuori posto, in una sorta di "trova l'intruso", ma a causare la mancata messa a fuoco sarà un dettaglio mancante.
Di solito quando accade di avere una visione, di essere protagonista di un evento unico, inspiegabile, dopo un primo momento in cui si cerca di capire cosa poteva essere, si lascia perdere, si accantona l'episodio, ma se a essere protagonisti sono due persone è più difficile lasciar stare, perché risulta inconcepibile una visione causata dalla mente, convincendosi invece che sia qualcosa di vero e reale.
Il protagonista infatti non si arrenderà e cercherà di conoscere, di saperne di più e giunto alla conclusione dell'indagine resterà sorpreso, spaventato, tanto che non dimenticherà più l'accaduto, facendo diventare quell'estate unica e indelebile.
L'autore ha creato una storia, raccontata in prima persona da Michele, che condivide con noi quello strano ricordo, particolareggiata e in grado di trasmettere ogni emozione.
E' un piccolo libro appassionante, coinvolgente, che tiene alta l'attenzione grazie all'atmosfera paranormal.
La cover, che ritrae il particolare contadino, grazie all'acquarello ha proprio l'effetto di mescolamento del panorama e il soggetto risulta cancellato, con il suo bianco/nero, come un disegno non concluso.

L'AUTORE 
Michele Botton, padovano, classe 1977. Nonostante gli studi non strettamente umanistici, prima un istituto tecnico commerciale per ragionieri ed in seguito la facoltà di scienze statistiche, ha sempre coltivato una grande passione per la lettura e la scrittura. Passione rivolta anche al campo dei fumetti che gli ha consentito di gestire una libreria specializzata per quattro anni.
Dopo "La bambina che abitava sotto una lapide (e altre storie poco allegre)" presente ininterrottamente da gennaio nelle classifiche di amazon, di prossima pubblicazione anche il thriller futuristico "Pink future".

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