
Titolo: "Kentuki"
Autrice: Samanta Schweblin
Casa editrice: Sur
Pagine: 230
Prezzo: 16,50
TRAMA
Buenos
Aires, interno giorno. Ma anche Zagabria, Pechino, Tel Aviv, Oaxaca: il
fenomeno si diffonde in fretta, in ogni angolo del pianeta, giorno e
notte. Si chiamano kentuki: tutti ne parlano, tutti desiderano avere o essere
un kentuki. Topo, corvo, drago, coniglio: all’apparenza innocui e
adorabili peluche che vagano per il salotto di casa, in realtà robottini
con telecamere al posto degli occhi e rotelle ai piedi, collegati
casualmente a un utente anonimo che potrebbe essere dovunque. Di
innocuo, in effetti, hanno ben poco: scrutano, sbirciano, si muovono
dentro la vita di un’altra persona.
Così, una pensionata di Lima può seguire le giornate di un’adolescente tedesca, e gioire o preoccuparsi per lei; un ragazzino di Antigua può lanciarsi in un’avventura per le lande norvegesi, e vedere per la prima volta la neve; o ancora un padre fresco di divorzio può colmare il vuoto lasciato dall’ex moglie. Le possibilità sono infinite, e non sempre limpide: oltre a curiosità e tenerezza, il nuovo dispositivo scatena infatti forme inedite di voyeurismo e ossessione.
Come i kentuki aprono una finestra sulla nostra quotidianità più intima, così Samanta Schweblin apre uno squarcio nella narrazione del reale: con un immaginario paragonato a quelli di Shirley Jackson e David Lynch, l’autrice trasporta il lettore in un’atmosfera ipnotica, regalandoci una storia sorprendente e dal ritmo vertiginoso.
LA MIA OPINIONE
Mi ricordo che quando ero piccola, si parla degli anni '90, mi fermavo spesso nel reparto giochi a guardare un peluche robotico molto carino e decisamente tecnologico per quei tempi che apriva e chiudeva gli occhi, muoveva i suoi arti e poteva dire una serie di frasi. Restavo lì ad ammirarlo per poi passare oltre visto il prezzo esorbitante.
I kentuki di questo libro rispetto a quel pupazzo sono molto più evoluti dal punto di vista tecnico ma meno rifiniti dal punto di vista estetico visto che sembrano palle da rugby mentre il costo è sempre eccessivo quindi se hai abbastanza soldi puoi avere un kentuki, scegliere l'animale, i colori e le sue caratteristiche tecniche e una volta ricaricato e connesso ad un utente anonimo potrai decidere se limitare la sua autonomia o se lasciarlo libero di vagare per la casa infrangendo così la privacy altrimenti puoi essere un kentuki e vivere il brivido di scoprire in quale città verrai connesso e in quale ambiente familiare e rispetto alla prima scelta sarai anonimo.
Ogni kentuki prevede un'unica connessione e se per qualsiasi motivo questa salta il divertimento è finito per sempre.
Mi sono appassionata alla storia da metà libro a causa dei capitoli brevissimi che passano da una storia all'altra raccontando a volte esperienze che si aprono e si chiudono nello stesso capitolo e questa scelta non mi ha permesso di creare subito un legame con i personaggi come anche il fatto che nelle prime cento pagine succede a mio parere ben poco per cui oltre alla noia non provavo proprio niente. Dopo le 100 pagine la situazione si fa interessante, vediamo i rischi psicologici che potrebbero causare questi deliziosi peluche che devo ammettere mi hanno intenerito come se fossero stati veri animali da compagnia, la dipendenza da essere un kentuki, i possibili rischi economici, la perdita della privacy ma anche i lati positivi come viaggiare se si è impossibilitati a farlo, avere una compagnia o una distrazione dalla realtà.
Ogni storia diversamente da quanto pensavo all'inizio mi ha lasciato qualcosa e mi ha fatto emozionare. Troviamo tra le vicende principali l'esperienza di Emilia, una simpatica vecchietta che si ritroverà ad essere una coniglietta in Germania e nella sua nuova padrona troverà una "figlia" da proteggere; Enzo, un uomo divorziato che pensa di aver trovato un amico nel kentuki di suo figlio; Alina, una ragazza che cerca di sconfiggere la gelosia e la noia comprandone uno; Marvin, un bambino che con il suo drago fuggirà dalla sua situazione familiare e Grigor che vede in questa novità un modo per far uscire lui e suo padre dalla povertà.
La storia di Alina è senz'altro quella che fa riflettere maggiormente sui rischi di una tecnologia pensata anche per i bambini ma con nessuna regolamentazione precisa che possa proteggerli dagli ipotetici rischi, il finale della sua storia è stato un pugno nello stomaco mentre da un punto di vista affettivo sicuramente Emilia mi ha fatto sciogliere per il modo in cui si prodiga per la sua padroncina.
Una storia che è lo specchio della società dove la privacy ormai è un concetto passato di moda, la solitudine porta a crearsi vite parallele, i soldi sono sempre al primo posto e la tecnologia è la nuova babysitter.
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L'AUTRICE
Così, una pensionata di Lima può seguire le giornate di un’adolescente tedesca, e gioire o preoccuparsi per lei; un ragazzino di Antigua può lanciarsi in un’avventura per le lande norvegesi, e vedere per la prima volta la neve; o ancora un padre fresco di divorzio può colmare il vuoto lasciato dall’ex moglie. Le possibilità sono infinite, e non sempre limpide: oltre a curiosità e tenerezza, il nuovo dispositivo scatena infatti forme inedite di voyeurismo e ossessione.
Come i kentuki aprono una finestra sulla nostra quotidianità più intima, così Samanta Schweblin apre uno squarcio nella narrazione del reale: con un immaginario paragonato a quelli di Shirley Jackson e David Lynch, l’autrice trasporta il lettore in un’atmosfera ipnotica, regalandoci una storia sorprendente e dal ritmo vertiginoso.
LA MIA OPINIONE
Mi ricordo che quando ero piccola, si parla degli anni '90, mi fermavo spesso nel reparto giochi a guardare un peluche robotico molto carino e decisamente tecnologico per quei tempi che apriva e chiudeva gli occhi, muoveva i suoi arti e poteva dire una serie di frasi. Restavo lì ad ammirarlo per poi passare oltre visto il prezzo esorbitante.
I kentuki di questo libro rispetto a quel pupazzo sono molto più evoluti dal punto di vista tecnico ma meno rifiniti dal punto di vista estetico visto che sembrano palle da rugby mentre il costo è sempre eccessivo quindi se hai abbastanza soldi puoi avere un kentuki, scegliere l'animale, i colori e le sue caratteristiche tecniche e una volta ricaricato e connesso ad un utente anonimo potrai decidere se limitare la sua autonomia o se lasciarlo libero di vagare per la casa infrangendo così la privacy altrimenti puoi essere un kentuki e vivere il brivido di scoprire in quale città verrai connesso e in quale ambiente familiare e rispetto alla prima scelta sarai anonimo.
Ogni kentuki prevede un'unica connessione e se per qualsiasi motivo questa salta il divertimento è finito per sempre.
Mi sono appassionata alla storia da metà libro a causa dei capitoli brevissimi che passano da una storia all'altra raccontando a volte esperienze che si aprono e si chiudono nello stesso capitolo e questa scelta non mi ha permesso di creare subito un legame con i personaggi come anche il fatto che nelle prime cento pagine succede a mio parere ben poco per cui oltre alla noia non provavo proprio niente. Dopo le 100 pagine la situazione si fa interessante, vediamo i rischi psicologici che potrebbero causare questi deliziosi peluche che devo ammettere mi hanno intenerito come se fossero stati veri animali da compagnia, la dipendenza da essere un kentuki, i possibili rischi economici, la perdita della privacy ma anche i lati positivi come viaggiare se si è impossibilitati a farlo, avere una compagnia o una distrazione dalla realtà.
Ogni storia diversamente da quanto pensavo all'inizio mi ha lasciato qualcosa e mi ha fatto emozionare. Troviamo tra le vicende principali l'esperienza di Emilia, una simpatica vecchietta che si ritroverà ad essere una coniglietta in Germania e nella sua nuova padrona troverà una "figlia" da proteggere; Enzo, un uomo divorziato che pensa di aver trovato un amico nel kentuki di suo figlio; Alina, una ragazza che cerca di sconfiggere la gelosia e la noia comprandone uno; Marvin, un bambino che con il suo drago fuggirà dalla sua situazione familiare e Grigor che vede in questa novità un modo per far uscire lui e suo padre dalla povertà.
La storia di Alina è senz'altro quella che fa riflettere maggiormente sui rischi di una tecnologia pensata anche per i bambini ma con nessuna regolamentazione precisa che possa proteggerli dagli ipotetici rischi, il finale della sua storia è stato un pugno nello stomaco mentre da un punto di vista affettivo sicuramente Emilia mi ha fatto sciogliere per il modo in cui si prodiga per la sua padroncina.
Una storia che è lo specchio della società dove la privacy ormai è un concetto passato di moda, la solitudine porta a crearsi vite parallele, i soldi sono sempre al primo posto e la tecnologia è la nuova babysitter.

Samanta Schweblin
(Buenos Aires, 1978) è una scrittrice argentina di fama internazionale.
Nel 2010 è stata selezionata dalla rivista Granta come una dei 22
migliori scrittori in lingua spagnola sotto i 35 anni, riconoscimento
in seguito confermato da numerosi premi letterari. Tra le sue opere: La pesante valigia di Benavides (Fazi, 2010) e Distanza di sicurezza (Rizzoli, 2017).Oltre a Kentuki, SUR pubblicherà due sue raccolte di racconti, Siete casas vacías, che le ha valso il prestigioso Premio Ribera del Duero nel 2015, e Pájaros en la boca, la cui traduzione in inglese è stata candidata al Man Booker International Prize.
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